cappotto interno sughero

Come s’intuisce chiaramente dal suo stesso nome, un cappotto interno è un sistema isolante che viene applicato nella parte interna di pareti, tetti, garage e cantine. Esattamente come il cappotto esterno, anche quello interno può essere realizzato in svariati materiali, la maggior parte dei quali sono tutto fuorché ecologici.

Optare per un cappotto interno in sughero rappresenta pertanto una soluzione decisamente più sostenibile, ma non solo. I materiali della cosiddetta “edilizia tradizionale”, che di sostenibile non hanno assolutamente nulla, non danneggiano soltanto l’ambiente, ma anche la tua salute e quella di coloro che vivono con te.

Ecco perché è importante orientarsi verso un cappotto termico afferente alla bioedilizia, fabbricato con materiali naturali ed ecologici: materiali come il sughero, del quale andremo a illustrarti tutti i vantaggi.

Il cappotto in bioedilizia: perché è diverso da quelli tradizionali

Per comprendere appieno i vantaggi del cappotto in sughero, una delle materie prime maggiormente usate in bioedilizia, occorre prima farsi un’idea di come sono fatti i cappotti classici. I materiali maggiormente impiegati per fabbricarli, infatti, sono i seguenti:

  • polistirene espanso (EPS);
  • polistirene estruso (XPS);
  • lana di roccia;
  • pannelli accoppiati di isolanti sintetici e cartongesso;
  • contropareti in cartongesso e lana di roccia.

Soluzioni di questo tipo possono apparire perfino vantaggiose ma, come recita un vecchio adagio, “Non è tutt’oro quello che luccica”: un proverbio che si adatta molto bene ai loro cosiddetti “vantaggi”. Vediamo perché.

Limiti e problemi dei cappotti termici tradizionali

Quelli che ti elenchiamo qui di seguito sono i principali limiti legati all’uso dei cappotti termici tradizionali che, come avrai modo di notare tu stesso, appaiono molto spesso come dei fantastici vantaggi.

  • Tempistiche: sebbene si tratti di materiali facilmente reperibili, di consistenza leggera e dalla posa veloce, spesso necessitano di tempistiche maggiori per quanto concerne la loro lavorazione, come ad esempio nel caso della lana di roccia.
  • Costi: i loro costi si attestano in una fascia bassa – media, ma ciò li rende appetibili agli occhi di chi lavora con budget ridotti con tutti i rischi a seguito, nonché delle imprese edili che cercano marginalità sul cantiere.o ad a
  • Impatto ambientale: trattandosi di materiali di origine sintetica, causano un forte impatto ambientale negativo, con possibile emissione di composti volatili nocivi.
  • Economia circolare: per quanto sia vero che, nei tempi più recenti, questi materiali siano stati arricchiti con una parte di riciclato, il loro smaltimento a fine vita sarà comunque difficoltoso e costoso, specie se accoppiati al cartongesso. Un discorso, quest’ultimo, che vale anche per gli scarti di cantiere.
  • Manutenzione: in genere non richiedono manutenzione, ciò nonostante sussiste la possibilità che si creino condense interne con conseguente muffa, il che implicherebbe degli interventi di ripristino parziale fino anche alla rimozione del materiale.
  • Salubrità: esiste un potenziale rischio per la salute legato alle emissioni dei composti organici volatili, provocate sia dai materiali isolanti, sia da quelli usati per la finitura e la pitturazione. Un altro rischio potenziale che si corre è invece quello legato alla formazione di condense interne e muffe, che verrebbero alimentate dalle componenti organiche.

A tutto questo occorre poi aggiungere gli svantaggi legati all’isolamento termico dal calore. Nel momento in cui tali materiali vengono accoppiati al cartongesso (come spesso accade), si viene infatti a creare un mix letale che provocherebbe muffa e umidità, “imprigionandoti” in un ambiente caldo e soffocante.

In conclusione, come puoi intuire tu stesso, i materiali sintetici non rappresentano certo la soluzione migliore, in quanto sono la causa diretta di una serie di problematiche importanti che riguardano:

  • l’impatto ambientale negativo;
  • l’impatto sulla salute degli occupanti della casa;
  • uno scarso isolamento dal caldo con conseguente assenza di comfort estivo;
  • i costi elevati legati al loro smaltimento a fine vita.

Problematiche di questo tipo vanno inevitabilmente a impattare su di te e sulle persone a te vicine ma, in generale, anche sull’ambiente e sull’intera comunità. Qual è, pertanto, la soluzione per evitare tutto questo?

Cappotto termico in sughero: la nostra soluzione

La soluzione che proponiamo è quella di utilizzare un cappotto interno a basso spessore in sughero autocollato in calce che, oltre a essere 100% ecologico, è in grado di assicurarti tutto il comfort abitativo che cerchi. Ma non solo: oltre a essere realizzato con materiali salubri, ti garantisce un’efficacia immediata che si protrae nel lungo periodo, mantenendo inalterate le proprie prestazioni.

stratigrafia cappotto sughero

Dulcis in fundo, è anche traspirante (garantendo quindi una facilità di asciugatura di muri e condense occasionali), mentre la presenza della calce aggiunge un piccolo contributo di regolazione passiva dell’umidità.

A tutto questo si aggiunge poi il fatto che il sughero autocollato è certificato Biosafe, non alimenta la muffa, non è soggetto agli attacchi degli insetti e dei roditori. Resiste efficacemente alle fiamme, non emette formaldeide e i suoi scarti possono essere smaltiti con facilità.

riqualificazione cappotto sughero

In conclusione, diversamente da quelli fabbricati con materiali tradizionali (e nocivi!), i cappotti termici traspiranti come quello interno in sughero autocollato hanno un impatto positivo a 360°: su di te e chi ti sta vicino, sulla comunità e sull’ambiente.

E, se desideri essere parte integrante di questo cambiamento, scegliendo per la tua casa un cappotto interno ecologico in sughero, non ti resta che contattarci per una consulenza personalizzata: il nostro esperto di bioingegneria Marco Tini sarà felice di rispondere a qualsiasi tuo dubbio e/o domanda.