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Viviamo nell’era del biologico. Quando un’azienda vuole trasmettere l’idea di vendere prodotti salutari, dice che sono biologici, o realizzati con materiali biologici. Ma cosa s’intende, nello specifico, con quest’espressione? E perché, di punto in bianco, proporre prodotti bio è diventato così di moda?

La verità, infatti, è che il biologico è ormai divenuto parte integrante della nostra vita, diffondendosi un po’ in tutti i settori. Ormai non si parla più soltanto di bioagricoltura, ma anche di alimentazione bio, e perfino di bioedilizia!

Le case in bioedilizia stanno infatti conquistando il mercato immobiliare e il numero delle persone che le richiedono è in continua crescita. In quest’articolo cercherò quindi di spiegarti l’importanza di vivere nelle case bio, nonché i benefici che sono in grado di assicurare alla tua salute e a quella dell’ambiente.

Tutto parte dai pionieri della bioagricoltura

Assaporare cibo 100% biologico significa sperimentare il risveglio dei sensi. I pionieri della bioagricoltura sono infatti dei convinti sostenitori del mangiare sano, che non si traduce semplicemente nel nutrirsi di alimenti che fanno bene alla nostra salute, ma anche nel riscoprire il vero gusto del cibo: quello più autentico e genuino, privo di coloranti, conservanti e aromi artificiali.

Questo dogma, che è alla base dell’agricoltura biologica, funziona benissimo anche applicato al settore della bioedilizia. Il concetto, del resto, è molto semplice: se ritieni importante alimentarti con cibo vero, privo di qualsivoglia sostanza nociva per il tuo corpo, analogamente dovresti avvertire il bisogno di vivere in una casa costruita esclusivamente con materie prime naturali, che non vanno a impattare negativamente né sulla tua salute, né su quella dell’ambiente.

Questo perché salute e ambiente sono due concetti strettamente interconnessi tra loro ed è proprio a partire da questo importante connubio che la bioagricoltura si è posta il conseguimento di due obiettivi fondamentali:

  • salute;
  • sostenibilità.

Entrambi questi obiettivi possono essere conseguiti solo ed esclusivamente con l’eliminazione dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti, due tipologie di prodotti largamente utilizzate nell’agricoltura tradizionale. Il problema è che molte di queste sostanze sono ritenute cancerogene e in grado di provocare l’insorgenza di malattie neurodegenerative, andando quindi a minare pesantemente la salute delle persone.

Ma non solo. Oltre alla questione salute, c’è poi quella legata alla sostenibilità. Queste sostanze, essendo figlie dell’industria petrolifera e quindi di una fonte non rinnovabile, provocano un pericoloso inquinamento ambientale e, di conseguenza, non possono essere considerate ecosostenibili.

analogie tra tossicità in agricoltura e in edilizia

Il problema della mancata sostenibilità, del resto, è lo stesso che permea l’industria dell’edilizia tradizionale: quella che costruisce abitazioni servendosi di materiali altamente inquinanti che, oltre a impattare negativamente sull’ambiente, producono anche il cosiddetto “inquinamento indoor”.

Quest’ultimo risulta infatti particolarmente subdolo, in quanto si traduce in una serie di particelle che tali materiali rilasciano all’interno dell’ambiente domestico e che finiamo inevitabilmente per respirare. A farne le maggiori spese sono soprattutto le persone più fragili: quelle che soffrono d’asma o di allergie, destinate a vivere in una casa che le farà stare male per sempre, costringendole così a imbottirsi di farmaci.

Eppure, basterebbe davvero poco per cambiare le cose. Sarebbe sufficiente scegliere consapevolmente di vivere in una casa costruita secondo i principi della bioedilizia, con materiali sani e naturali come la paglia, terra cruda e il legno. E, se pensi che case del genere siano l’invenzione recente di qualche eccentrico ecologista, sappi allora che ti sbagli di grosso.

Il parallelismo tra bioagricoltura e bioedilizia

Prima di arrivare a essere così “di moda”, il mondo del biologico ha attraversato tre fasi distinte, che chiameremo semplicemente:

  • fase 1.0;
  • fase 2.0;
  • fase 3.0.

La prima fase è quella che ti ho appena raccontato e che ha portato i primi pionieri dell’agricoltura biologica ad avvertire la necessità di un cambiamento, eliminando i pericolosi fertilizzanti e pesticidi chimici.

Analogamente, questa fase si adatta molto bene anche alle primissime case in paglia, sorte in Nebraska alla fine dell’Ottocento: un territorio caratterizzato da vallate molto estese e con pochi boschi, che indussero i primi colonizzatori (anch’essi dei pionieri) a sperimentare nuove tecniche nella costruzione delle loro case e, in particolare, un nuovo “materiale edile”: la paglia.

Poiché il sistema ferroviario era ancora in costruzione, il trasporto del legname risultava assai complicato. Di paglia, in compenso, ve n’era in gran quantità e i coloni si resero conto che era possibile sfruttare le classiche balle né più né meno come dei mattoni giganti, con i quali costruire i muri portanti delle case.

Nel momento in cui si resero conto degli enormi vantaggi che caratterizzavano queste nuove case di paglia, in primis un eccellente isolamento sia termico che acustico, questi pionieri decisero ovviamente di mantenere tale sistema di costruzione, oggi chiamato appunto ” Metodo Nebraska”.

E questo fu solamente l’inizio. Le case di paglia si diffusero ben presto nel mondo, approdando anche in Europa, dove la prima di queste abitazioni venne costruita nel 1920 dall’ingegnere francese Émile Feuillette.

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Casa Feuillette

Questa seconda fase, la 2.0, è infatti quella che ha “confermato” le case in paglia, esattamente com’è successo con la bioagricoltura, la cui storia va quasi di pari passo con quella della bioedilizia, seppure in anni differenti.

Il mio obiettivo, infatti, è quello di farti cogliere il parallelismo tra questi due campi apparentemente diversi, ma in realtà sostenitori degli stessi valori. Del resto, quando ci viene chiesto di elencare quali sono le cose più importanti della vita, quelle senza le quali non si può vivere, la risposta più logica è: cibo e un tetto sopra la testa.

Stando così le cose, quindi, perché non dovremmo desiderare che questi due punti fermi fossero anche sani, salutari e rispettosi dell’ambiente? Del resto, così come i prodotti biologici si sono ormai diffusi a livello massivo, coinvolgendo anche le grandi aziende e le multinazionali, anche le case in bioedilizia stanno subendo una sorte analoga.

Sì, hai capito bene: ho volutamente usato il verbo “subire”, poiché il rovescio della medaglia è il cosiddetto “greenwashing”, una piaga che riguarda tanto la bioedilizia con le sue case, quanto il biologico in generale con i suoi prodotti.

Il greenwashing: un pericolo tanto per la bioagricoltura quanto per la bioedilizia

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Esempio di casa in legno, generalmente considerata in bioedilizia mentre in realtà composta con materiali potenzialmente tossici ed insalubri

Il geenwashing è un fenomeno tristemente attuale, volto a denunciare l’ipocrisia che caratterizza molte aziende apparentemente sostenitrici del biologico che, in realtà, viene semplicemente sfruttato per fare marketing, nell’ambito di una produzione che di sano e naturale non ha assolutamente nulla.

Nell’ambito della bioagricultura, per esempio, ci sono delle imprese che affermano che i pesticidi e i fertilizzanti chimici, se usati entro determinate quantità, non farebbero alcun male. Peccato che le stesse non tengano minimamente conto dell’effetto “cocktail”, inteso come il grave danno ambientale procurato dall’insieme di tutte queste sostanze chimiche.

Un danno che, a conti fatti, non è solo ambientale, ma anche organico. Basti pensare a tutti i prodotti cosiddetti “biologici” coltivati con queste sostanze e usati come ingredienti della merendina che dai a tuo figlio. Non è una bella prospettiva, vero?

Analogamente, lo stesso avviene con molte imprese di costruzione che sfruttano la bioedilizia come vero e proprio “vessillo” di marketing, al solo scopo di attirare ingenui clienti e fare soldi, infischiandosene altamente dell’impatto negativo che i materiali da loro usati avranno sulla loro salute. A volte ne sono ignari anche loro.

Stando così, le cose, qual è la soluzione? Beh, tanto per cominciare dovresti evitare di affidare la costruzione della tua casa ad aziende di questo tipo. Le riconosci subito: sono quelle che si ergono a paladine del mondo, diffondendo la falsa propaganda secondo cui il biologico ci salverà tutti, poiché è la soluzione a tutti i mali che affliggono il pianeta.

Magari fosse così! Ma, come affermava Gino Girolomoni, uno dei più grandi pionieri della bioagricoltura: “Io faccio bio non tanto per salvare il mondo, cosa difficilissima, ma per non stare dalla parte di quelli che il mondo lo distruggono!”. Questa frase, che mi ha colpito molto, ho avuto modo di ascoltarla nel corso delle conferenze tenutesi a Coriano (RN) nell’ottobre 2020, da parte della onlus TEDx.

L’obiettivo di tali incontri era quello di fare un punto sulla delicata questione del cambiamento climatico, provocato dall’inquinamento che, ahimé, rappresenta un problema a livello globale. Poiché noi di CaseInPaglia.it siamo ben consapevoli della tragica situazione e crediamo molto nella sostenibilità ambientale, abbiamo appoggiato come sponsor ufficiale del TEDx Coriano, che mi ha quindi fornito l’occasione di ascoltare questa bellissima frase di Giovanni Girolomoni, figlio di Gino, e di metterla costantemente in pratica nella realizzazione delle mie case in paglia. Puoi vedere lo speech qui sotto da cui ho preso spunto per scrivere questo articolo:

Ecco perché ci tengo che i miei clienti siano informati, che conoscano fenomeni come quello del greenwashing e sappiano che, scegliendo di abitare in una casa in paglia, non salveranno il mondo, ma garantiranno ai propri figli un ambiente sano in cui vivere. E questa non è già una conquista di cui andare fieri?

Ricordi la suddivisione in fasi di cui ti ho parlato prima? La fase 3 è quella veramente importante e a cui tutti dovrebbero mirare. La fase 3 è quella che prevede di costruire abitazioni 100% ecologiche e tecnologicamente avanzate, frutto del lavoro di artigiani specializzati che le prefabbricano a mano, garantendo qualità e velocità.

Una descrizione, quest’ultima, che si adatta perfettamente alle nostre case in paglia e ai professionisti che le realizzano: persone che hanno compreso a fondo il vero significato di bioedilizia, ripudiando il greenwashing e tutte le aziende che, subdolamente, veicolano questo ignobile concetto.

E anche tu puoi essere parte di tutto questo, sposando una volta per tutte il concetto di VERA casa ecologica. Ma, per farlo, devi ovviamente sapere come stanno le cose, e io sono qui proprio per spiegartelo. Guarda questo video di approfondimento di 50 minuti in cui spiego le differenze tra una casa spacciata per ecologica ed una vera casa in bioedilizia.

BIOEDILIZIA IN PAGLIA

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3-4-5 Maggio 2024

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Se invece mi segui da tempo, hai già visto il video e vuoi fare un passo concreto verso la realizzazione della tua casa ecologica, è arrivato il momento per confrontarci direttamente attraverso una consulenza personalizzata dove studierò il tuo caso specifico e ti aiuterò a prendere le scelte giuste.